Promozione girone C: Albinia ko. Bene il Manciano, vince e convince il San Donato

Albinia-Forcoli V. 0-1

ALBINIA: Notari, Bigliazzi (65′ Mecarozzi), Amorfini, Sgherri (76′ Silvestro), Moschetto, Lorenzini, Marchi, Zaccariello A., Zaccariello M. (80′ Negrini A.), Coli, Franci
A disp.: Musetti, Bianchi, Russo, Agnelli – All.: Picardi
FORCOLI 1921 VALDERA: Bulleri, Salvini D., Degli Esposti, Montorzi (60′ Lamberti), Rosi, Pardossi, Scalzo, Disandro (46′ Mussolino), Mimini, Demi, Telleschi (60′ Salvini N.)                                                 A disp: Filippeschi, Salvini N., Lamberti, Mussolino, Salerno, Cavallini, Lazzari – All.: Marmugi Arbitro: Solito (Piombino)Iuliano e Di Marco (Siena)
RETE: 83′ Mussolino

Albina – La crisi albiniese non sembra volersi fermare. Il pareggio strappato sul campo dell’Armando Picchi dona fiducia alla brigata rossoblu e i rientri di Sgherri e Lorenzini rinvigoriscono l’undici maremmano che esprime un buon calcio in entrambi i 45’ minuti, senza però riuscire a raccoglierne i frutti. Il Forcoli si conferma un avversario ostico: un attempato – ma decisamente in forma – Scalzo incanta il misero pubblico del Combi con giocate eleganti e incisive. Proprio dal piede del quarantaduenne pisano parte il cross che al 9’ impensierisce Notari, attento sull’incornata fuori misura di Rosi. L’Albinia però tiene il pallino del gioco, Coli prima e Zaccariello A. dopo creano azioni di pregevole fattura ma sterili in fase conclusiva. Al 43’ è ancora Zaccariello Antonio ad impegnare Bulleri mettendo in luce le qualità reattive del portiere amaranto. Nella ripresa il copione non cambia: i padroni di casa – in particolare un ispirato Coli – dimostrano voglia di vincere. Al 60’ il palo nega la gioia del gol ai rossoblu ed una fievole ribattuta di Franci fa mormorare l’intera tribuna. A farsi pericoloso poco dopo è ancora Coli che taglia il campo ed esplode un destro respinto molto bene da Bulleri. La partita sembra avviarsi ad un pareggio amaro per i padroni di casa, quando al 83’ un regalo del centrocampo albiniese manda in porta Mussolino, freddo di fronte a Notari. Il finale regala spettacolo con l’Albinia alla ricerca di un pareggio che lascia spazi alle ripartenze del Forcoli. Sfortuna ed imprecisione non aiutano l’Albinia, impantanata nella zona rossa di fondo classifica da cui risalire non è di certo una passeggiata.

 

Fonteblanda-S.Donato Acli 0-2

FONTEBLANDA: Bartali, Pasin, Ricci, Maggio, Lubrano, Batazzi, Censini, Picchianti, Gabotti, Paladini, Ingrossi. A disp. : Angiolini, Abbate, Gallo, D’Orso, Giani, Magnani, Falciani. All. : Ripaldi
S.DONATO ACLI: Storia, Agnelli, Tonini, Tamalio, Lupi, Savini, Monaci, Rigutini, Rispoli, Angelini, Hotman. A disp. : Ritondale, Amorevoli, Pira, Antongini, Cardelli, Patella, Anichini. All. : Cinelli       Arbitro: Harley De Martino, Giacomo Ginanneschi, Gianluca Stella                                                           RETI: 60’ Angelini, 80’ Pira
NOTE: Espulsi: 55’Maggio, 55’ Monaci.

Fonteblanda – Il primo derby maremmano va al San Donato di mister Cinelli che nella quinta giornata di campionato batte il Fonteblanda per 2 a 0. Gara combattuta ed equilibrata, con i primi 45’ minuti strategici dove entrambe le squadre si difendono per paura di subire una rete – in certe partite fatale. La svolta avviene nella ripresa: al 60’ i biancoverdi vanno in vantaggio con l’ex Angelini per poi raddoppiare al 80’ con il neo-entrato Pira. Il quarto posto conquistato dal San Donato è frutto di un ottimo lavoro dello staff di coach Cinelli, sempre più intenzionato a rimanere nella zona alta della classifica.

 

Pecciolese-Manciano 0-1

PECCIOLESE: Fiaschi, Baldacci, Mannucci, Pera, Della Latta, Brizzi, Crecchi, Lorenzi, Ceccarelli, Manfredi, Randi. A disp: Guidi, Costagli, Merlini, Marchetti, Lorenzini, Fierro, Guli. All: Fagiolini.
MANCIANO: Del Dochetto, Lemme, Del Buono, Margiacchi, Gallitano, De Nardin, Merli, Berna, Pecci, Monetti, Chiatto. A disp. : Surugiu, Poalini, Paliciuc, Celestini, Ballerini. All: Morello                     Arbitro: Mirko Borghi, Luca Sbranti, Niccolò Notini.                                                                                   RETI: 67’ Paolini.

Peccioli – Buona prova del Manciano che espugna un impervio campo aggiudicandosi la prima vittoria stagionale. I padroni di casa si vedono più volte respinti dal portiere biancorosso – sicuramente men of the match – che regala tre punti ad un Manciano cinico. Il possesso palla dei locali non incide letalmente, dunque spetta a Paolini innescare l’azione che porterà alla rete su deviazione di un difensore avversario. Vittoria sudata che stacca il Manciano dalla zona retrocessione.

Promozione Girone c: terza sconfitta consecutiva per l’Albinia

ALBINIA-FUCECCHIO 1-3

ALBINIA: Musetti, Mecarozzi, Bianchi, Amorfini, Moschetto, Silvestro, Marchi, A. Zaccariello, L. Negrini (66’ Franci), M. Zaccariello (75’ Fastelli),Coli. A disp. Notari, Bigliazzi, Naitana, Russo. All. Picardi.

Fucecchio: Pinelli, Parisi, Benvenuti (84’ Bartocci), Allori, Botrini, Becherini, Mazzanti, Susini (83’ Gazzarri), Mordagà, Paolieri (67’ Zanaboni), Sciapi. A disp. Pelagotti, Calamai,Covato, Palma. All.
Arbitro: Pistolesi di Piombino.Assistenti: Cernenkova e Callari di Piombino. Reti: 63’ e 90’ Sciapi, 92’ Gazzarrini, 94’ Silvestro.

ALBINIA. Sonora sconfitta casalinga incassata dalla formazione rossoblu che al G. Combi perde 3-1 col Fucecchio. La situazione degli undici capitanati da mister Picardi non è delle migliori, i punti in classifica dopo tre giornate di campionato continuano ad essere 0, con un ammontare complessivo di 8 reti subite ed una segnata. La partita non regala molte emozioni, in particolare nel primo tempo dove le due squadre preferiscono studiare l’avversario. I primi a farsi pericolosi sono i padroni di casa con Coli e Negrini ma senza mai impensierire eccessivamente Pinelli. Da segnalare per la squadra ospite al 15’ un rasoterra di Sciapi facilmente controllato da Musetti. Nella ripresa i fiorentini cambiano maschera ed allo scoccare del 63’ Sciapi trafigge Musetti con un diagonale perfetto, complice una difesa singhiozzante dell’Albinia. La formazione maremmana qualche minuto dopo perde per infortunio – distacco apice malleolo – Luca Negrini, grave privazione in aggiunta a quella di Sgherri e di Lorenzini per squalifica. Le redini della gara vengono strappate ad una scialba Albina e afferrate dal Fucecchio che raddoppia con Scialpi all’85’. Nel finale trova spazio il neo-entrato Gazzarini che punisce Musetti con un bellissimo sinistro all’incrocio. Amara consolazione per l’Albina al 90’ inoltrato, quando Silvestro da 35 metri mette a segno il primo gol rossoblu in questo campionato. Il cantiere albiniese è sicuramente acerbo e orfano di giocatori fondamentali, ma la sensazione che manchi un valore aggiunto per affrontare la categoria è palesemente evidente.

 

Deserto lisergico

 

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Paolo Mabia

Nicola Perti

Indio. Paul McCartney, Rolling Stone, Bob Dylan, Roger Waters e The Who. Credo che i seguenti nomi non abbiano bisogno di presentazione. Per chi di voi freme per sapere cosa, come e quando queste icone della musica torneranno di nuovo a sorprenderci, rispondo: Si, ebbene si, suoneranno ancora e lo faranno ad Ottobre nel festival più pazzo e imprevedibile dell’ultimo decennio. Calpestando lo stesso terreno teatro del Coachella, i vecchi miti del passato tornano – per la prima volta assieme in un solo evento – per dar vita al Desert Trip (da alcuni soprannominato Oldchella). Il 7, l’8 e il 9 Ottobre a Indio, California, ognuna di queste star/band cercherà di convincere l’intero globo che il rock and roll non è morto. Una prima edizione idilliaca per l’organizzazione, il sold-out del primo weekend e la grande richiesta li ha costretti ad aggiungere il fine settimana successivo, dal 14 al 16. La vecchia retroguardia, sgualcita, riassemblata e rugosa torna a far casino. La musica ringrazia Paul Tollett.

Prove di dittatura

Paolo Mabia

Nicola Perti

Ankara. Alle porte dell’occidente aleggia uno spettro di cui abbiamo già fatto conoscenza più di settant’anni or sono, è impalpabile e silenzioso, corrode le anime e corrompe gli spiriti più nobili; non ha colore, tranne il colore rosso del sangue che pretende come tributo, è sordo, è cieco, è una prova di dittatura.

In quella che è sempre stata considerata la porta verso l’oriente; che la si chiami Bisanzio, Costantinopoli o Istanbul, poco importa, oggi rimane la nazione con la cultura islamica più simile ad un paese occidentale.

Corrono subito alla mente i precedenti interventi militari che si sono succeduti nelle diverse volte nella vita politica della Repubblica con i colpi di stato del 1960, 1971, 1980; ma questa volta la situazione è più complessa.

Sinceramente, per comprendere a fondo la metamorfosi turca, già mesi prima del putsch, mi capitò di leggere un’interessante analisi del prof. Alon Ben-Meir (lettura che consiglio vivamente) sui processi che hanno portato il presidente Erdoğan a concentrare nelle sue mani un potere sempre più assoluto.

L’ambizione di Erdoğan e la linea aggressiva nel voler diffondere la sua agenda islamica sono i fattori che hanno determinato ogni sua mossa politica. Cercare di trasferire a livello costituzionale il potere esecutivo del paese alla presidenza è l’ultimo passo verso il consolidamento legale del suo potere, nonostante questo potere sia già stato da lui esercitato durante i suoi undici anni da primo ministro.

Per capire la situazione precedente al colpo di stato, nel mese di maggio, Erdoğan non esito un attimo prima di sostituire il suo fedelissimo primo ministro Davutoğlu, suo delfino da più di quindici anni colpevole di non aver accelerato l’agognata trasformazione del ruolo cerimoniale del presidente a carica più potente a livello di potere esecutivo.

Nella panoramica che si riesce a fare, l’ambizione di Erdoğan di diventare il perno della regione attravverso il suo approccio politico sfrontato, invece, non ha fatto altro che creare problemi con tutti i paesi vicini.

In questa prospettiva, secondo un parere della redazione, il putsch è stato un escamotage per rafforzare ancora di più il potere mettendo in stato di allarme il paese (un anno di allarme permanente), concentrando in un solo uomo funzioni impensabili in una democrazia collaudata.

Con la stessa velocità di una Blitzkrieg, la Turchia e il suo popolo si sono ritrovati da un giorno ad un altro ad avere uno stato di diritto a uno stato di polizia, privati di diritti elementari e costretti a violazioni di libertà indicibili. Arresti di massa, deportazioni forzate, parafrasando Primo Levi viene da pensare che se questo è vivere, cosa sarà morire per questi uomini ? ( più di 60mila persone tra esercito, magistratura, educazione e servizi pubblici sono stati arrestati, sospesi o indagati).

Dopo questi fatti sanguinosi, come redazione, ci viene voglia di sferzare questa cupa apatia condividendo il pensiero di Martha Medeiros per cui “lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno”; un sogno, che aggiungiamo noi, per la Turchia è un sogno di libertà.

Autorevoli colleghi hanno realizzato varie analisi sul perché può essere fallito tale azione, arrivando a sostenere che l’esercito ha subito cercato di attivare azioni strategiche in stile tradizionale, sottovalutando il riflusso della reazione, come l’incondizionato sostegno portato avanti dagli straconvinti sostenitori del presidente turco; convinti che la Turchia debba diventare, appunto, uno stato a trazione islamica, cosa da sempre avversata dall’esercito, il cui spirito laico è erede del padre della patria turca, Mustafa Kemal Atatürk.

La singolarità della epurazione Erdogana risiede nella ricerca di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica verso una fantomatica regia estera sostenuta dalle potenze occidentali per destabilizzare il suo operato. Erdoğan accusa come capro espiatorio Fetullah Gulen, imam che dal 1999 è in esilio volontario in Pennsylvania, negli Stati Uniti, e nelle settimane che hanno seguito il coup d’état ne ha più riprese chiesto l’estradizione. La caccia all’uomo continua, che sia solo una caccia agli spettri per colpire oppositori o veri organizzatori del golpe, questo non ci è concesso sapere. L’informazione non è più libera e la libertà è morta sotto gli scroscianti applausi riservati dal popolo al suo leader al rietro ad Ankara e ad Istanbul.

La resistenza o presunta tale, avviata dall’uomo chiave dell’esecutivo, ricorda in maniera singolare l’inversa vicenda del suo omologo iraniano del 1978; lì, sconvolgimenti politici e sociali trasformarono la monarchia del paese in una repubblica islamica, la cui costituzione si ispirò alla legge coranica della sharia, affossando in un oblio senza precedenti una virtuosa forma di governo in una teocrazia.

Aspettando sviluppi da fonti ed agenzie di informazione autorevoli internazionalmente, come testata e redazione indipendente è nostra volontà cercare di instillare nei nostri lettori, su questo argomento, un pensiero critico atto a poter filtrare più informazioni libere possibili.

Come ci ricordava Jules Renard “on ne peut rien cacher. La force, c’est de n’avoir rien à cacher” (non si può nascondere nulla. La forza è di non avere niente da nascondere).

N.P.

Mercato movimentato

Calcio – Promozione

Il campionato di Promozione 2016/2017 si preannuncia ricco di
sorprese e spettacolo. Il mercato comincia a disegnare quelli che
sono i primi lineamenti delle Quattro squadre protagoniste del
teatro Maremmano. Gli scambi fra le “cugine” S.Donato ed
Albinia, i colpacci del Manciano e il ringiovanimento del
Fonteblanda daranno vita a quelli che si prospettano Derby
infuocati.
Il punto sul mercato delle quattro vicine:

 

Albinia: l’arrivo di mister Picardi porta con sé aria di
rinnovamento in una rosa smembrata dai suoi pezzi più pregiati
(Nieto, Anichini, Rosati, Bigoni, Presicci, Prati). L’esperienza e
l’apporto tecnico del nuovo allenatore saranno linfa vitale per la
neo retrocessa Albinia. La conferma di Sgherri e di alcuni giovani
essenziali consolidano un reparto difensivo vacillante, scudo di un
attacco di fantasia e imprevedibilità con i gemelli Negrini
scalpitanti per la “nuova” esperienza. Il centrocampo accoglie il
nuovo innesto Simone Silvestro, scuola SauroRispescia. Molte
incognite per la brancata rosso blu in un campionato che lascia
poco spazio all’imperizia.
Voto 5

 

Fonteblanda: la vittoria dei playoff e il ripescaggio – mera
formalità – della formazione fonteblandina, gettano la società
neroverde nella dura realtà della Promozione. La squadra allenata
dal mister Francesco Ripaldi, giocatore di valore trasformatosi in
un coach di altri tempi, muove i primi passi alla ricerca di quote da
selezionare: la squadra mostra statisticamente un’età media fra le
più alte e il passaggio di categoria impone uno slittamento di età
per i fuori quota titolari. Dal Gavorrano arrivano Pavin e
Montefusco, dal Manciano Ricci e dall’Alberese il talentoso
Quinonez. La rosa inizia a smaltire anni pesanti proponendo una
carta d’identità di tutto rispetto, ma forse ancora non completa.
Voto 7-

 

Manciano: cambio di guida con l’arrivo del tecnico Morello,
arrivi di spessore dal Laziale con l’ingaggio del centrocampista
Angelo Troili, classe 1979, con trascorsi in Eccellenza e serie D e il
bomber Christian Pecci, anni 33, 201 gol in carriera reduce
dall’esperienza con il San Lorenzo Nuovo dove mette a segno 32
gol, 27 in campionato e 5 in coppa, assieme a Pecci arriva
l’esterno difensivo Lemme Lorenzo, classe 1992, proveniente dal
Corneto Tarquinia. La sfera giovanile biancorossa invece dà il
benvenuto a Lorenzo Ferrigni, classe ’98, ex giocatore delle file
Grossetane il ragazzo mostra forza ed intelligenza calcistica
ammirevole. La ricerca affamata degli Scout mancianesi non
lascia momenti di riposo, pochi giorni fa infatti il classe ’98
Francesco Radicati viene scovato al mare pur di farlo firmare. Lo
scettro di reginetta del mercato estivo va per il momento alla
squadra del Presidente Alessandro Ferrari, mostrando così gli
artigli di cui dispone il Manciano può rappresentare la sorpresa
del prossimo campionato.
Voto 8 +

 

San Donato: l’ufficialità della permanenza del pilastro Matteo
Pira alla corte del mister Michele Cinelli colora il mercato finora
blando e privo di colpi di scena del San Donato. La squadra
biancoverde orfana dei gemelli Negrini – passati alla cugina
Albinia – cerca di colmare il buco nel reparto offensivo e dopo
l’arrivo del Bomber Federico Angelini, in uscita dal Roselle,
approda il centravanti Luca Anichini, classe 1993, reduce dal
doloroso divorzio con l’Albinia. Nomi importanti che con Rispoli
pongono il sigillo nella categoria attaccanti. La corsa è ancora
lunga ma non vorrei che nella tanta foga post abbandono, il ds
Zauli si fosse dimenticato del resto della squadra e dei necessari
under. Un grosso in bocca al lupo a Luca.A.
Voto 6

Jihad fai da te

 

Jihad fai da te

Paolo Mabia

Nicola Perti

Nizza. Gli episodi che hanno segnato la settimana appena conclusasi stanno – paurosamente – assumendo frequenze quotidiane. Perché  gli  attentatori sono in mezzo a noi, perché è quasi impossibile rintracciarli o perché la loro non è più una questione meramente religiosa. L’Europa incassa l’ennesimo delitto di stampo terroristico, l’ennesimo strazio rivendicato dal sedicente Stato Islamico. Il 14 Luglio sul lungomare di Nizza abbiamo assistito alla carneficina per mano di un singolo uomo, un essere vivente emotivamente debole, forse mossosi per ordini di uomini legati ai movimenti terroristici o forse solamente guidato da ossessioni violente e omicide. Nel giorno della festa nazionale francese, monolite politico e sociale, il Califfato – che subito rivendica l’attentato – sferra un attacco senza eguali. Mohammed Bouhlel 31 anni tunisino, piomba con il suo camion sulla folla distratta uccidendo 84 persone, fra cui 4 connazionali italiani, percorrendo circa 2 Km  sulla Promenade des Anglais e lasciando dietro di se una scia di morte. L’inchiesta avviata contro l’attentatore e i presunti collaboratori lascia dubbi e perplessità su quello che è stato il movente dell’attentato. << Non era un praticante, non faceva parte di noi>> così si possono riassumere le dichiarazioni lasciate all’unisono dalla comunità mussulmana a pochi giorni dall’accaduto.

DUBBI

<<Mohammed Bouhlel non era un fedele e non era un Jihadista>> l’amico James Kone lo ricorda così. Amava divertirsi, frequentava luoghi mondani dove alcool e depravazione regnano sovrani. Le sue ultime ricerche – ritrovate nella cronologia web – disegnano un uomo disturbato, amante dei vizi e lontano anni luce da quello che si può chiamare un mussulmano praticante.

La strage di Nizza porta con se un mistero: le finte armi trovate nel furgone di Mohammed, i legame incongrui con la dottrina Islamica, gli ultimi sms inviati dal furgone con i quali l’uomo chiede altre armi. La logica ci fa pensare ad un dopo attentato oltre che alla presenza di altri collaboratori che hanno o avrebbero dovuto aiutare Mohammed. La scansione dell’attentato però evidenzia la mancanza di un filo rosso sensato, calzante a gli altri casi, piuttosto ci porta a pensare ad un’unita contagiata che ha agito per veci di mandanti o per propria iniziativa. Ma non è questo l’argomento che vogliamo vagliare, la quantità di prove ci condurrebbero ad un groviglio districabile solo a fine indagine.

ANALISI DIFFERENTE

La visione che le voci fuori dal comune cercano di proporre riguarda l’altra faccia degli attentati, la vita personale dei killer, molte volte omessa dalle indagine, può adesso assumere caratteri primari. Le teorie che aleggiano su questo punto sono – alcune volte – banalmente ricollegate all’operato di arruolamento e di indottrinamento dell’oramai assodato Isis. Il quale non si fa attendere quando c’è da rivendicare un attentato o un qualsiasi atto immondo di un individuo. Un ragno che tesse la sua tela, indottrina giovani dei quali nessuno mai sospetterebbe, e lo fa con celere tempistica imperniando la sua propaganda sulla trasmissione via rete. Quest’ultimi avvenimenti dimostrano però che la matrice Islamica è assuefatta dalla perversione della rivendicazione, come dimostra quella fatta dopo che un giovane afgano nella notte di Lunedì 18 ha aggredito e ferito gravemente 4 passeggeri su un treno regionale che conduce dalla città di Treuchtlingen a quella di Wuerzburg in Baviera. Il giovane, successivamente ucciso da due poliziotti, aveva dimostrato nell’ultimo periodo un interessamento insano nei confronti del lemma terrorista, postando video e foto in cui dichiarava l’intenzione di voler ferire o uccidere i miscredenti (con armi bianche o domestiche a simboleggiare l’estraneità diretta del Califfato) così da poter riposare nell’eterno paradiso agognato. Giunti a questo puntò mi sembra palese rivolgere uno sguardo attento a l’ombra proiettata dal soldato che preme il grilletto al grido di “Allah Akbar”. L’ombra del radicalizzato proveniente dal centro Europa, colui che raccoglie i frutti marci di questo malsano movimento. Un tono rabbioso e represso cresce dentro le moschee, dentro quei luoghi sacri dove l’anima si sveste delle mortali spoglie per concedersi al proprio Dio. Un popolo che ha paura dello sguardo con cui viene tagliato, teme le ripercussioni degli atti di gente ceca di fronte alle parole del Corano. Teme la forza di un principio attivo iniettato su larga scala, dall’Afganistan al Bangladesh adesso ci si prepara a nuovi attacchi e la normalità è un’isola oramai lontana. Quel principio attivo capace di smuovere cellule sopite e prive di valori congrui alla causa immobilizza sempre più l’intero mondo lasciando poco spazio al resto. Dobbiamo acquisire la capacità di saper distinguere e la lucidità per analizzare gli scoppi mentali di un pazzo. Continuando a fare “di ogni erba un fascio” finiremmo per puntare il dito sull’autoproclamatosi Stato Islamico ad ogni proiettile sparato, ad ogni uomo ucciso ed ad ogni città distrutta, quando invece dovremmo cercare la fiamma da cui è divampato l’incendio e per farlo non bisogna andare molto lontano. L’ignoranza crea terrore.

IN ITALIA

L’italia in tutto questo riesce a ritagliarsi la sua solita ottusa figura. A partire dal Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha affermato di voler inasprire la già severa legge regionale sui luoghi di culto, per finire con l’exploit del nostro ministro dell’Interno Angelino Alfano, che preso dalla tanta foga di comunicare lascia dichiarazioni semiveritiere su di presunto complice mentre l’operazioni della polizia nazionale Francese – per scovare il latitante – sono in corso e senza prima aver avvertito il Procurato nazionale antiterrorismo Franco Roberti. L’ennesima dimostrazione che arguzia ed empatia non sono caratteri riscontrabili nei nostri rappresentanti.

Un pensiero profondo

Carla Gaveglio, Maria Grazia Ascoli, Gianna Muset e Angelo D’Agostino.